
Il 19 agosto 2026, i carabinieri hanno sgominato una banda specializzata nella truffa agli anziani, con l’arresto di un componente mentre si trovava in vacanza ad Ascea. L’operazione, denominata “Fumo del Vesuvio 2”, è seguita a una precedente indagine che nel marzo 2025 aveva portato all’arresto di 10 persone e alla denuncia di altre 29 per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. L’azione si è svolta in diverse province, tra cui Napoli, Caserta, Isernia e Salerno, con l’emissione di ordinanze di custodia cautelare e l’obbligo di dimora per alcuni indagati.
Struttura criminale ben organizzata
La banda, radicata nei quartieri del centro storico e dell’area orientale di Napoli, ha ramificazioni in comuni della periferia nordorientale e dell’area vesuviana. Gli investigatori hanno individuato i capi e i promotori dell’associazione, nonché la principale manovalanza, definendo i loro ruoli all’interno della gerarchia malavitosa. L’organizzazione si presenta come una struttura piramidale, con i promotori che gestiscono l’organizzazione, reclutano il personale e forniscono supporto logistico, come il noleggio di autovetture e la fornitura di utenze telefoniche usa e getta.
La truffa si basa su due leve: l’affetto per i familiari e il rispetto per l’autorità.
Il telefonista, la mente operativa della truffa, agisce da una centrale operativa stabile, spesso nel napoletano, e si occupa di agganciare la vittima, creando il panico e manipolando psicologicamente fingendosi un rappresentante delle istituzioni. A fianco di lui, il falso parente, un complice che interviene brevemente nella chiamata fingendosi il figlio o il nipote della vittima, aumenta il carico emotivo dell’anziano. Il trasfertista, invece, si reca fisicamente a casa delle vittime assumendo il ruolo del finto avvocato o del collega del carabiniere, con l’obiettivo di prelevare denaro e gioielli.
Operazione in tutta Italia
Le indagini, avviate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Trieste, hanno permesso di identificare in pochissimi giorni il giovanissimo corriere, riuscendo a seguire la catena di comando e a individuare i membri dell’associazione. L’operazione ha portato all’arresto in flagranza di reato di 5 autori di 3 truffe e al recupero della refurtiva per un valore di circa 50.000 euro. In totale, sono state arrestate 8 persone, altre 19 denunciate, scoperte 18 truffe e recuperati circa 50.000 euro.
La banda ha agito in modo strutturato, con una centrale operativa stabile che coordina colpi in trasferta su tutto il territorio nazionale. L’attività investigativa ha permesso di raccogliere elementi solidi per dimostrare la connotazione associativa del sodalizio criminoso, con il capo indiscusso identificato in un 30enne originario di Casalnuovo di Napoli, trapiantatosi nel quartiere Barra di Napoli. La truffa, collaudata e ben organizzata, si basa su due leve: l’affetto per i familiari e il rispetto per l’autorità. Gli investigatori hanno sventato diversi tentativi di truffa, tra cui quelli avvenuti a Muggia e Aurisina, dove due anziani coniugi hanno interrotto la telefonata truffaldina grazie all’aiuto di amici. L’operazione ha portato a una serie di arresti e denunce, con l’obiettivo di prevenire ulteriori truffe in tutta Italia.