Cronaca

Processo d’appello a Roma per i dipinti sequestrati a Nocera Inferiore

Processo d’appello a Roma per i dipinti sequestrati a Nocera Inferiore: difesa contesta provenienza e autenticità delle opere.

Processo d’appello a Roma per i dipinti sequestrati a Nocera Inferiore

Il 77enne residente a Nocera Inferiore, condannato in primo grado a un anno e otto mesi di reclusione per detenzione di opere contraffatte e ricettazione, dovrà affrontare il processo d’appello a Roma. L’udienza è fissata per lunedì 28 settembre, davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello. L’imputato, accusato di detenzione di dipinti attribuiti a Pablo Picasso ritenuti falsi, ha la difesa che punta a contestare l’impianto accusatorio e a dimostrare la buona fede dell’individuo.

Provenienza ereditaria delle opere

La difesa, guidata dagli avvocati Salvatore Nocera e Giuseppe Spagnuolo, sostiene che le opere non siano state acquistate in modo commerciale, ma siano entrati nella disponibilità dell’imputato attraverso una successione familiare. Secondo la ricostruzione, i dipinti sarebbero stati ereditati dal padre, G.S., descritto come un commerciante d’arte attivo e conosciuto in passato. A sostenere questa tesi è anche il maestro ceramista salernitano L.R., indicato come curatore della collezione sottoposta a sequestro. Secondo L.R., il 77enne non avrebbe mai svolto attività nel mercato dell’arte, né come mercante né come collezionista attivo, limitandosi a custodire nel territorio salernitano le opere ricevute in eredità. La difesa chiede quindi una revisione complessiva delle conclusioni raggiunte nel primo grado, con l’obiettivo di rivalutare la natura delle opere sequestrate e riconoscerle come autentiche opere di Picasso.

Contestazione della superperizia tecnica

Nel procedimento di primo grado, l’impianto accusatorio era stato sostenuto anche da una superperizia tecnica, sulla quale si è fondato il giudizio che ha portato alla condanna del 77enne. La difesa, però, contesta l’utilizzo di questa perizia e sostiene che non abbia preso in considerazione la provenienza familiare delle opere. La richiesta nel processo d’appello è quindi di mettere in discussione le conclusioni raggiunte e di riconsiderare l’intera vicenda alla luce della storia delle opere.

La tesi difensiva è che i quadri debbano essere riconosciuti come opere autentiche di Picasso e che l’intera vicenda debba essere riletta alla luce della loro provenienza familiare. Sarà ora la Corte d’Appello di Roma a esaminare nuovamente il caso e a valutare gli elementi già acquisiti nel primo grado, insieme alle argomentazioni della difesa. Fino alla conclusione del procedimento, resta naturalmente ferma la presunzione di non colpevolezza dell’imputato. L’inchiesta, che ha riguardato 59 dipinti ritenuti falsi, ha visto sequestrati 51 opere dai Carabinieri. La vicenda ha coinvolto anche il Ministero della Cultura e la Fondazione Picasso, che ha ritenuto apocrifa la firma apposta su alcuni dipinti. La difesa, però, sostiene che la firma non sia stata manipolata e che le opere siano state ereditate in buona fede.

La difesa sostiene che il 77enne non abbia mai svolto attività nel mercato dell’arte. La ricostruzione proposta dai legali indica che le opere sarebbero state ereditate dal padre, G.S., e custodite nel territorio salernitano. La Fondazione Picasso ha ritenuto apocrifa la firma su alcuni dipinti. La richiesta nel processo d’appello è di rivalutare la natura delle opere e riconoscerle come autentiche opere di Picasso.