Il Comitato di Difesa e Valorizzazione del Demanio Marittimo e del Turismo Costiero della Città di Salerno, presieduto dall’avvocato Alfonso Mignone, ha espresso preoccupazioni per il modello di gara per l’affidamento di aree e specchi acquei destinati alla nautica da diporto nel Porto di Castellammare di Stabia. L’attenzione si concentra soprattutto sulla possibilità che lo stesso sistema venga applicato al Porto di Salerno, con conseguenze potenzialmente negative per gli investimenti e la sostenibilità economica del settore.
Investimenti e durata delle concessioni
Una delle principali critiche riguarda la durata breve delle concessioni, che si limita a quattro anni. Mignone ha sottolineato come questa scelta possa non essere coerente con gli investimenti necessari per la realizzazione di pontili, impianti, attrezzature, sicurezza e servizi ai diportisti. La durata, secondo il Comitato, dovrebbe essere rapportata alla possibilità concreta di ammortizzare e remunerare gli investimenti, altrimenti rischiano di non essere sostenibili a lungo termine.
Il Comitato ha anche sollevato preoccupazioni per l’accumulo di lotti e per il rischio che un operatore economico che risulti primo classificato in più lotti possa ottenere d’ufficio il lotto per il quale abbia offerto il maggior canone annuale in valore assoluto. Questo modello, secondo Mignone, impedisce una programmazione seria e di lungo periodo degli investimenti, rendendo difficile per gli operatori pianificare in modo efficace.
Canone e trasparenza nella gara
Il canone demaniale non dovrebbe diventare l’elemento determinante della selezione, ma la scelta del concessionario dovrebbe valorizzare qualità del progetto, investimenti, servizi, esperienza e capacità gestionale. Il Comitato ritiene che la gara debba essere proporzionata, tecnicamente coerente, non espulsiva e non speculativa sul canone. Inoltre, deve essere coordinata con i procedimenti pendenti, per garantire una gestione trasparente e equa. Un altro aspetto critico riguarda l’equiparazione tra gestione di pontili e ormeggi per la nautica da diporto e attività diverse, come servizi tecnico-nautici o trasporto passeggeri. Il Comitato ritiene che i requisiti professionali richiesti debbano essere realmente coerenti con l’attività da svolgere, altrimenti si rischia di non garantire la qualità e la professionalità necessari.
Il Comitato chiede quindi all’AdSP di rivedere tali criteri al fine di non trasferirli automaticamente al Porto di Salerno. «Il Porto di Salerno ha bisogno di investimenti e di una strategia di lungo periodo – afferma Mignone – La nautica da diporto significa turismo, occupazione, servizi e sviluppo economico. Il demanio marittimo deve essere valorizzato attraverso regole che garantiscano contemporaneamente concorrenza, trasparenza, qualità dei servizi e tutela degli investimenti». La gara deve esserci, ma deve essere proporzionata, tecnicamente coerente, non espulsiva e non speculativa sul canone. Il Comitato chiede di aprire un confronto preventivo con operatori, associazioni e rappresentanze del territorio per garantire un modello di gara che rispetti gli interessi degli investitori e promuova un turismo sostenibile e sviluppo economico a lungo termine.